Quando una famiglia (o un gruppo di amici) perde uno dei suoi componenti ci si aspetta che tutti si uniscano e si sostengano a vicenda, ma purtroppo non sempre è così. Se hai vissuto o stai vivendo il dolore della perdita di una persona cara, forse ti è già capitato di entrare in conflitto con le persone a te vicine, probabilmente per motivi che ti sembrano futili, proprio quando avresti più bisogno di averli accanto.

Forse hai pensato che sia una vera sfortuna essere circondato da persone che la pensano così diversamente da te in un momento delicato come questo, ma sappi che è assolutamente normale. State soffrendo, siete sotto pressione e state attraversando un mix di sentimenti diversi, quindi i toni si scaldano e la comunicazione diventa più difficile.

Alcuni studi statunitensi hanno mostrato che il 57% delle famiglie ha vissuto conflitti mentre una persona cara stava morendo e il 35% ha litigato proprio nel momento dell’addio. Uno studio giapponese ha riportato invece che il 42% delle famiglie ha avuto almeno un litigio durante la fase di fine vita di un malato terminale. Secondo uno studio canadese, poi, la possibilità che una famiglia entri in conflitto a causa di un lutto è quasi del 100%.

Ti sto elencando questi studi, non perché voglio sminuire il difficile momento che stai vivendo attraverso freddi numeri, ma perché voglio aiutarti a capire che succede quasi a tutti. Voglio offrirti uno spunto di riflessione per aiutarti a vivere la tua perdita in modo più dolce, per quanto possibile.

Le modalità del conflitto ovviamente possono essere diverse, quindi potrebbe esserti d’aiuto cercare di capire quando le dinamiche familiari hanno iniziato a scricchiolare.

A volte si inizia a litigare quando la persona cara è ancora viva, magari subito dopo la diagnosi di un male che non lascia scampo. Altre volte le scelte che riguardano l’estremo saluto al caro defunto sono teatro di scontri, altre ancora il litigio arriva in seguito.

Per esempio capita che il giorno del funerale, nonostante il dolore, si respiri un’atmosfera di unione e pace. Nei giorni che precedono e seguono la dipartita di un familiare le incomprensioni e le divergenze di opinioni vengono messe da parte. Le famiglie si ritrovano, si stringono e fanno fronte comune per accompagnare il proprio caro nei suoi ultimi momenti.

Si sotterra l’ascia di guerra e ci si ripromette di vedersi più spesso, si prova il desiderio di condividere ricordi, emozioni e sentimenti e ci si sente ancora più legati perché si riesce a vedere negli occhi degli altri la stessa sofferenza.

Qualche giorno dopo, però, le differenze di carattere tornano a farsi vive con ancora maggiore forza, le discussioni diventano più aspre e il lutto non è più un percorso da vivere insieme in armonia e solidarietà.

Il dolore diventa un abisso che separa ancora di più i componenti della famiglia.

So che è difficile osservare con occhi distaccati la situazione quando si vive una pena così grande, ma è importante ricordare che nessuno ha colpa. Ognuno di noi è imperfetto e ha le sue debolezze e fragilità, che il lutto fa venire a galla.

Per di più ciascuno ha un modo diverso di vivere la perdita. Per esempio c’è chi preferisce affrontarla in solitudine e chi invece sente il bisogno di stare in compagnia. C’è chi trova conforto nel concentrarsi sugli aspetti spirituali della morte e trascorrere il suo tempo in preghiera, e chi invece ha bisogno di reagire razionalizzando l’accaduto e dedicandosi a incombenze concrete. E così via.

Nascono così delle dispute, perché ciascuno vede nell’altro una mancanza di sensibilità. Da qualunque lato la si guardi, la persona che sta soffrendo non capisce il comportamento dei suoi familiari.

Per esempio, se ha scelto la solitudine gli sembra assurdo che qualcuno in un momento così delicato e terribile possa avere voglia di vedere gente. Se invece ha bisogno di compagnia non riesce a comprendere come l’altro possa isolarsi proprio quando il resto della famiglia avrebbe più bisogno di lui. E ancora, chi si rifugia nella preghiera trova disdicevole che il suo parente si interessi ad argomenti prosaici come per esempio l’eredità o i documenti. Mentre chi prova sollievo tenendosi impegnato pensa che sia inconcepibile, con tante cose da fare, che qualcuno “perda” tempo con le preghiere.

Questi sono solo alcuni esempi di reazioni comuni, ma la conclusione a cui si giunge è sempre la stessa. Ognuno pensa che il suo dolore sia più forte di quello degli altri e, di conseguenza, arriva a credere di essere quello che amava di più la persona che se ne è andata. Questa considerazione rende il dolore ancora più amaro e difficile da vivere.

Ci sono poi le discussioni sugli aspetti pratici, come la divisione dei beni, o la riorganizzazione dei compiti quotidiani. Argomenti importanti, certo, ma che diventano scogli insormontabili quando alla base c’è una difficoltà di comunicazione.

È molto triste vedere che il lutto può fare male non soltanto al singolo, ma anche alla piccola comunità di cui faceva parte. Spesso queste divergenze di opinioni creano dei solchi profondi che non possono più essere colmati. Anche anni dopo la dipartita della persona cara, rivedere quelle persone porta a galla gli antichi rancori.

Così ti resta la convinzione che il defunto fosse l’unico perno che teneva unita la famiglia, e che alla sua morte ogni legame affettivo sia crollato.

Bisogna considerare che in ogni famiglia ci sono dinamiche complesse. Tra genitori, tra fratelli e tra adulti e bambini. I nuclei familiari sono una struttura precaria e la perdita di un elemento può minare l’intero edificio. Dopo il triste evento le responsabilità cambiano, molti rituali familiari che erano ormai consolidati vengono meno bisogna trovare una nuova quotidianità e dividersi diversamente i compiti e i doveri.

Non è mai facile, ma diventa un peso ancora più gravoso quando non c’è armonia in casa.

Per esempio, qualche tempo, fa il Guardian ha pubblicato una lettera di una giovane lettrice che descriveva proprio una situazione familiare in cui rabbia e rancore erano protagonisti:

“Dopo che mia madre è morta di recente, siamo rimasti solo mia sorella maggiore, mio ​​padre e io. Mia sorella e mio padre hanno spesso discussioni accese sul sovraccarico di responsabilità della casa e si accusano a vicenda.

Mia sorella ed io non ci sentiamo amati da un padre che è lui stesso così emotivamente debole. Facciamo sempre i nostri compiti e dal momento che il filo che ci teneva insieme, mia mamma, non c’è più, mio ​​padre non è più in grado di fare il genitore.

Eravamo molto legati quando la mamma era qui. So che ci ama, ma sembra che non gli importi come importerebbe a mamma. Ci stiamo praticamente allontanando. È più come se avesse bisogno del nostro sostegno piuttosto che assumersi il comando e comportarsi come un padre.”

Questo è il classico esempio di come due persone che si vogliono bene, come possono esserlo un padre e una figlia, non riescano a trovare un territorio comune per percorrere insieme una parte del viaggio attraverso il lutto.

Gli psicologi suggeriscono due strategie diverse per cercare di ricomporre il conflitto familiare.

La prima prevede di analizzare le possibili fonti di disaccordo in anticipo. Se il tuo caro è ancora vivo e sta affrontando una malattia implacabile, il periodo del lutto anticipato è fondamentale per riflettere sulle dinamiche familiari e risolvere i conflitti che già esistono.

Molti studiosi ritengono che litigare in un periodo così difficile sia così comune perché in famiglia esistono già delle difficoltà. Opinioni discordanti e vecchie ruggini a cui normalmente si passa sopra per quieto vivere. Quando muore qualcuno però, le energie di tutti sono indirizzate verso il lutto, per cercare di sopportare il dolore, non ci si preoccupa più di mantenere la pace perché si ha altro per la mente.

Perciò parlarne e prepararsi, per quanto possibile, a dire addio alla persona cara e a gestire il “dopo” può essere d’aiuto.

Soprattutto perché si possono ancora risolvere eventuali dubbi o divergenze di opinioni sulle questioni pratiche chiedendo consiglio al diretto interessato. So che non è facile affrontare il discorso quando una persona amata sta combattendo con la malattia, ma purtroppo sarà ancora più difficile dopo.

La seconda strategia, che gli studiosi consigliano di attuare dopo la morte del proprio caro, è cercare di mettere da parte il giudizio. Sforzarsi di ascoltare l’altro senza dare per scontato che il proprio modo di affrontare la perdita sia quello giusto. Eventualmente, farsi aiutare da un professionista a comunicare meglio.

Se ti trovi in questa situazione, cerca di non prenderla sul personale se le altre persone della tua famiglia hanno un’opinione diversa di come dovrebbero essere fatte le cose. Ricorda che anche la persona che hai davanti è a lutto e a causa del dolore può agire in modi che esulano dal suo comportamento normale. Potrebbe anche dire cose che ti feriscono, o che ti sembrano apertamente contro di te.

Cerca di proteggerti dagli attacchi, facendo un passo indietro e offrendo a entrambi la possibilità di mettere in ordine le proprie emozioni. Riprendere la conversazione in un momento di calma ti aiuterà a vivere questi conflitti in modo un po’ meno doloroso.

Un’altra cosa che potrebbe aiutarti è proseguire nel tuo percorso di elaborazione del lutto. Riacquistare un po’ di serenità ti aiuterà a stare meglio anche se sei circondato da persone che in questo momento ti feriscono involontariamente.

A questo proposito, ho scritto un libro dedicato proprio a chi sta compiendo il tuo stesso viaggio. Raccoglie le mie esperienze al fianco di tante persone che hanno perso un loro caro e i miei studi sulla psicologia del lutto.

Credo che potrebbe essere per te un conforto e un aiuto a trascorrere questo momento difficile della tua vita in modo un po’ più dolce. Se ti va di leggere la presentazione la trovi qui.

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