Il processo del lutto è diverso per ognuno di noi. Alcune persone trovano conforto in compagnia di altri, si buttano nel lavoro o si legano ancora di più agli amici e alle altre persone della famiglia. Altri tendono ad allontanarsi dalle cose e dalle persone amate. Entrambi sono comportamenti naturali e comprensibili.

Per chi preferisce vivere la perdita di una persona cara in solitudine, a volte è difficile tornare a frequentare le altre persone importanti della propria vita come prima. 

Nei primi giorni dopo il terribile evento, il dolore è così grande che tendiamo a chiuderci in noi stessi, evitando anche la compagnia dei nostri familiari e degli amici più cari, che di solito si mostrano comprensivi e disposti ad attendere che “vada meglio”.

Con il passare dei giorni però, sapere che gli altri ci stanno aspettando ci fa sentire quasi spinti ad “andare avanti” e “riprendere a vivere” o, al contrario, a isolarci nel terrore di vedere gli altri e di deludere le loro aspettative sul nostro stato emotivo. Abbiamo la sensazione che tutti si aspettino qualcosa da noi. A lungo andare, comunicare con gli altri diventa sempre più difficile. 

Riprendere a uscire con gli amici e a partecipare a pranzi in famiglia viene vissuto come l’inizio di una seconda fase, quasi una dichiarazione ufficiale che il peggio è passato. Chiunque abbia perso un proprio caro sa bene però che non funziona proprio così. Qualcosa dentro di noi rimane rotto per sempre.

Da un lato, quindi, non vogliamo mostrare agli altri il nostro dolore. Esternare i propri sentimenti può essere complicato, perché le parole non sembrano essere sufficienti a descrivere quel groviglio inestricabile di nostalgia, paura, rabbia e tristezza. Abbiamo paura di essere giudicati o di iniziare a piangere e non riuscire a fermarci. 

Dall’altro ci sentiamo quasi in colpa per non riuscire a stare meglio in compagnia, nonostante tutto il supporto, la pazienza, la comprensione e l’affettuosa vicinanza degli amici e dei parenti. Più le persone care cercano di rendersi utili, più ci sentiamo quasi dei “guastafeste”, per non essere capaci di apprezzare i loro sforzi e sorridere nei momenti conviviali. 

In questi casi, molte persone trovano conforto negli animali domestici, compagni silenziosi, che con la loro presenza riescono a confortare e tranquillizzare i loro amici umani.

Ci sono molti studi scientifici sugli effetti benefici della cosiddetta “Pet Therapy” durante l’elaborazione del lutto. Tutti confermano che i vantaggi di prendersi cura di un animale durante questo difficilissimo periodo della vita sono tanti e reali. 

Per esempio una ricerca condotta dalla Florida State University, pubblicata sulla rivista scientifica The Gerontologist, dimostra che la compagnia di un amico a quattro zampe aiuta a ridurre malinconia e depressione.

I ricercatori hanno preso in considerazione, in particolare, uno studio sullo stato di salute e il benessere psicofisico delle persone in età pensionabile, condotto dall’Health and Retirement Study. Hanno preso in esame un campione di uomini e donne con più di 50 anni che erano rimasti vedovi e hanno confrontato il percorso chi possedeva un cane o un gatto con quello di chi invece viveva senza animali domestici.

Dall’analisi è emerso come i proprietari di cani o gatti riescano a vivere in modo più sereno il lutto, riuscendo a superare più facilmente i momenti più duri.

Il legame tra uomo e animale è un vero rapporto di fiducia e amore incondizionato, che secondo gli studiosi produce degli effetti positivi a livello biochimico.

È dimostrato che accarezzare il pelo di un cane o di un gatto (ma vale anche per altre specie) abbassa la pressione sanguigna e aumenta i livelli di ossitocina, serotonina, endorfine e dopamina nel nostro cervello, riducendo l’ansia, la rabbia, la depressione e il senso di solitudine, provocando un effetto calmante e aiutando a mettere ordine nei pensieri.

Inoltre doversi prendere cura di un animale, per esempio portare fuori un cane, spazzolarlo, dargli da mangiare, fargli il bagno, lanciargli la pallina ecc aiuta a ritrovare un senso alle giornate, che sono improvvisamente vuote dopo la perdita della persona amata. 

Senza considerare il fatto che, a volte, chi sta passando attraverso un lutto è portato a trascurarsi e a portare a termine i compiti quotidiani con disinteresse, ma accudire un cucciolo può creare un senso di responsabilità che aiuta a concentrarsi sul presente. 

Per molte persone, poi, è più facile confidarsi con il proprio animale, quindi riescono più facilmente a parlare delle proprie sensazioni, ricordare il defunto ed esprimere le proprie debolezze e paure, senza timore di essere giudicati.

Questo succede in particolar modo con i bambini che stanno affrontando un lutto, perché potrebbero non sentirsi a proprio agio a parlare dei propri sentimenti con gli adulti. 

L’animale allora diventa un ascoltatore prezioso che li conforta durante un periodo emotivamente difficile e confuso. Non è raro vedere un cane o un gatto sedersi vicino ai piedi o in grembo a una persona triste, appoggiare la testa sulle sue gambe, o avvicinarsi quando piange.

Questa per esempio è la testimonianza di Jaimee, raccolta dal blog americano The Catnip Times, dedicato agli amanti degli animali:

“Ho perso mio padre la scorsa estate. La mia gatta sembrava sapere istintivamente quando fare marcia indietro e quando confortarmi. Poteva essere indipendente nei giorni no, ma ogni volta che piangevo lei appariva. I gatti sono adattabili se la tua routine cambia. Per il primo mese dopo la sua morte, ero una patata. Non ho fatto altro che prendermi cura di mio figlio e dormire. Ero esausta tutto il tempo e sono felice che mio marito fosse qui per mantenere i gatti attivi, ma sapevano che avevo bisogno di un po’ di tempo libero e si sono adattati completamente. I gatti sono così intelligenti! Siamo fortunati ad avere questi cuccioli di pelliccia nelle nostre vite”

Questo invece è il racconto dell’esperienza di Jill sul portale The Dodo:

“Quasi quattro anni fa, mia madre è morta. È stato improvviso e terribile, il peggior dolore emotivo che abbia mai provato. A quel tempo, non pensavo che il mio cuore sarebbe mai guarito. Ho adottato Riley pochi mesi dopo la morte di mia madre. Sapevo che prendere un cane mi avrebbe aiutato a distrarmi dal mio dolore, ma non sapevo fino a che punto le cose sarebbero cambiate. Questo bastardino di 1 anno mi ha dato uno scopo. All’improvviso ero responsabile di un altro essere vivente. Ha fatto affidamento su di me per tutto: mangiare, dormire, affetto, fare pipì, fare la cacca e giocare – come un bambino umano, ma più peloso. E la verità è che anch’io ho fatto affidamento su di lei. Non ho smesso di piangere mia madre quando Riley è entrata nella mia vita; ma mi ha dato la possibilità di ricostruirmi. Sembra un cliché, ma mi ha anche dato la possibilità di ridere di nuovo – risate vere e complete. Quando piangi la perdita di qualcuno vicino a te, succede molto spesso di fingere. Fingere di stare bene, fingere di essere felice e fingere di ridere. Riley è un personaggio. Quindi quando è arrivata non ho avuto scelta. È ridicolmente divertente e non lo sa nemmeno (perché è un cane). La amo per questo”.

Questa esperienza è stata raccontata dalla dottoressa Louise Suzanne Boyd nel suo libro  “Journey to the Rainbow” (Viaggio verso l’arcobaleno), dedicato alla figlia scomparsa:

“Mia figlia, Elianna, è morta alla tenera età di 12 anni nell’agosto 2011 per un’emorragia cerebrale.Il dolore di perdere un figlio è uno dei colpi più duri della vita per un genitore e non lo auguro a nessuno. Diversi anni prima che Elianna morisse, abbiamo adottato un cagnolino, chiamato Ace, da un mio amico. Ace era un Boston Terrier. Elianna ha mantenuto un’amicizia molto speciale con Ace e aveva la sua foto sul telefono. Ace era parzialmente cieco, russava piuttosto rumorosamente, aveva un alito puzzolente e dormiva tutto il giorno. Si svegliava solo se sentiva l’odore di cibo dalla cucina. Questi tratti imperfetti fecero sì che Elianna lo amasse ancora di più, probabilmente perché non era un perfetto esemplare di cane, ma ai suoi occhi era il cane migliore, che chiunque avrebbe voluto avere. Da quando è morta, ho imparato tanto sui miei animali domestici e su come mi hanno aiutato a superare il mio dolore. Rimasi sdraiata con tutti e tre i miei cani per ore finché non ebbi più lacrime da piangere. Mi confortarono e mi ascoltarono nel loro modo unico, e si comportarono come silenziosi e amorevoli compagni, dandomi l’amore e l’attenzione di cui avevo bisogno. Credo ancora oggi che Elianna stesse inviando, attraverso Ace, il suo amato cane, un’energia che abbiamo percepito quando lo abbiamo accarezzato e coccolato.

Credo che tutti e tre i miei cani abbiano percepito che qualcosa era cambiato quando mia figlia si ammalò quel fatidico giorno di agosto. Hanno capito intuitivamente cosa stavamo attraversando come famiglia e quanto eravamo tristi, il che era di per sé un grande conforto. So che anche loro erano tristi. Sono stati in grado di raggiungermi in un modo molto profondo, attraverso il loro amore incondizionato, e a riempire il vuoto dentro di me.

Se stai affrontando la perdita di un tuo caro, o se ti stai preparando a salutare qualcuno che ha una malattia terminale, la presenza di un animale può esserti di conforto. Non per sostituire le persone care né per accelerare la guarigione, ma semplicemente per esserti accanto quando nessun altro riesce a farlo.

Ognuno ha i suoi modi e i suoi tempi per vivere la perdita e la scomparsa di una persona cara non dovrebbe mai essere considerata una gara in cui vince chi completa per primo il percorso di elaborazione del lutto. 

La società in cui viviamo ha purtroppo trasformato la morte in un taboo. La cultura italiana ci fa credere che, quando una persona amata ci lascia, dobbiamo smettere più velocemente possibile di soffrire, che dobbiamo andare avanti, riprendere a vivere, condurre la nostra vita come se niente fosse successo.

Io credo invece che esista un diritto al lutto e che ciascuno di noi dovrebbe avere la libertà di passare attraverso il dolore nel modo più naturale e dolce possibile, senza sentire la pressione del tempo che passa.

Quindi secondo me la Pet Therapy non dovrebbe mai essere usata con lo scopo di accelerare il processo, ma solo per accompagnarlo nella sua evoluzione naturale.

La presenza di un animale amato nella tua vita può aiutarti in un primo momento a esprimere le tue debolezze e a dare forma a sentimenti che non riesci a vivere nel presente. Poi ovviamente serve un lavoro più profondo, per capire che hai tutto il diritto di essere triste, di piangere e comportanti come il tuo cuore comanda anche quando sei in compagnia di altre persone. 

Per aiutarti a vivere il lutto nel modo più sereno possibile, ho scritto un libro, che raccoglie le mie esperienze di vent’anni accanto a persone che hanno subito la perdita di una persona cara, e i miei studi nell’ambito della psicologia e dell’elaborazione del lutto.

Spero che possa aiutarti a trovare un po’ di serenità e a comunicare meglio con le persone che ti vogliono bene.

Si intitola Quel che resta è l’amore, e puoi leggere qui la presentazione.

Se hai detto addio da poco a una persona importante per te, o se stai preparandoti a farlo, credo che potrai trovare nelle sue pagine un po’ di conforto. 

A presto,

Andrea

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