È difficile descrivere il dolore di un genitore che perde un figlio, si tratta di un’eventualità che nessuno di noi vorrebbe mai prendere in considerazione e che lascia svuotati e sperduti. 

Spesso però, oltre a passare attraverso il proprio lutto, i genitori hanno un altro compito molto delicato e importante: aiutare gli altri figli a fare altrettanto. 

Ti ho già parlato di come parlare ai bambini della perdita, usando un linguaggio adatto alla loro età e al loro carattere, ma vorrei affrontare con te un altro aspetto della questione, che riguarda il lutto dei bambini e il comportamento dei genitori dopo la scomparsa di un figlio.

Gli altri adulti (insegnanti, altre persone di famiglia) possono rappresentare un valido aiuto in questo momento, ma il compito di creare le condizioni per esprimere tutte le emozioni connesse alla perdita e per continuare a vivere ricade comunque sui genitori, che per un bambino sono il primo e più importante punto di riferimento.

Se stai vivendo una situazione così difficile, probabilmente senti la responsabilità di aiutare i tuoi figli a capire che questo dolore è umano e naturale, e allo stesso tempo stai cercando di non far trapelare troppo la tua sofferenza per non turbarli. 

Tante persone nella tua condizione si trovano inoltre come bloccate in una specie di limbo, combattute tra la voglia di andare avanti e quella di vivere nel ricordo del figlio che non c’è più, per non abbandonarlo e proteggerlo anche dopo la sua partenza. 

In qualche modo anche tu potresti provare il bisogno di rimanere fedele a chi è andato via, e renderti conto, allo stesso tempo, che non riesci a dedicare attenzioni e affetto agli altri figli come vorresti. Questo è assolutamente normale e comprensibile.

Essere genitori è il mestiere più difficile al mondo e non esistono manuali di istruzione. Nessuno inoltre può pretendere di insegnare “il modo giusto” di affrontare un evento così tragico come la morte di un figlio, perché ognuno ha il suo modo di vivere il lutto e ogni famiglia ha le sue caratteristiche e i suoi equilibri.

Spesso però, quando si affronta un dolore così grande si finisce con l’adottare, involontariamente, dei comportamenti che purtroppo non aiutano i bambini a vivere la perdita serenamente.

Non fraintendermi, non è mia intenzione offenderti, né giudicare le tue capacità come genitore. Tutt’altro. Nella mia esperienza ventennale al fianco di tante famiglie che hanno subito perdite come la tua, ho notato che sono proprio i genitori più attenti e amorevoli a vivere queste difficoltà.

Si tratta di “errori” (passami il termine improprio) del tutto comprensibili, che nascono proprio dall’amore per i figli. Un’intenzione positiva che però ha degli effetti diversi da quelli sperati.

In questo articolo voglio perciò, nel mio piccolo, cercare di aiutarti a riconoscere questi comportamenti, in modo da confortare e guidare i tuoi figli nell’elaborazione del lutto nel modo più dolce possibile.

Voglio farti leggere alcune testimonianze, raccolte dalla giornalista cilena Susana Roccatagliata nel suo libro “Un hijio no puede morir” (Un figlio non può morire), che raccontano di situazioni analoghe.

La prima parla della vita di Cristián, un figlio a cui i genitori, per il troppo amore e perché stavano vivendo un dolore terribile, hanno concesso ogni tipo di libertà, per cinque anni dopo la morte del fratello: 

“Mi diedero la libertà assoluta di fare ciò che mi passava per la testa. Lì per lì pensai che i miei fossero il massimo perché mi lasciavano libero di esprimermi; oggi, con il senno di poi, credo che tanta indipendenza sia stata deleteria, perché non ero abbastanza maturo da gestirla. […] Fra i diciotto e i venticinque anni uscivo quasi tutte le sere, bevevo come una spugna e finivo il più delle volte ubriaco. In quel periodo entrai nel giro della cocaina, e andai avanti così per molti anni. Per fortuna sono riuscito a tirarmene fuori. ”

L’intento dei genitori di Cristián non era certo quello di fargli del male. Al contrario, volevano certamente donargli ogni felicità e permettergli di vivere una vita piena e senza rinunce. Ma il risultato è stato molto diverso dalle loro intenzioni. 

Infatti questa testimonianza racconta, purtroppo, i problemi che questo giovane ha avuto negli anni successivi, sviluppando una dipendenza da alcool e cocaina. 

Anche senza che gli effetti siano così gravi, la mancanza di regole e di un punto di riferimento può mettere in difficoltà i figli, che si trovano ad affrontare il lutto e, contemporaneamente, a dover crescere da soli, senza una guida.

Anche l’atteggiamento contrario può rivelarsi fonte di problemi. Questa infatti è la testimonianza di Catalina, una ragazza i cui genitori, per via del lutto, sono diventati iperprotettivi: 

“I miei non mi hanno reso la vita facile; erano apprensivi nei miei confronti, e io sono diventata un’adolescente ribelle. I miei voti a scuola peggioravano e ho dovuto lottare con tutte le mie forze perché mi lasciassero uscire come le mie compagne. Perfino adesso che sono cresciuta non rimango fuori fino a tardi perché mi sento in colpa; ho dei rimorsi se lascio i miei genitori da soli. Sento che sono l’unica responsabile della loro felicità: è un peso enorme da portarsi dietro. A quattordici anni mi sentivo già grande e volevo la libertà che i miei, bloccati dalle loro stesse paure, non riuscivano a concedermi. Volevo essere una ragazza normale, divertirmi come gli altri. Non sopportavo la tristezza che pesava sulla nostra casa” 

Anche in questo caso è assolutamente comprensibile il comportamento dei genitori, che volevano proteggere Catalina. Le conseguenze sul suo sviluppo adolescenziale sono però state evidenti, tanto che lei ha iniziato a sentirsi responsabile dei genitori, in un’inversione dei ruoli che non l’ha aiutata a vivere la perdita.

Questa invece è la testimonianza di un padre, che racconta come, dopo la morte di suo figlio, non sia più riuscito a dimostrare il suo amore per le altre due:

“Le mie figlie avevano ventidue e tredici anni, e dopo la morte del fratello persi ogni interesse per loro. In un’occasione Bernardita, la più piccola, mi fece notare indignata che lei era ancora viva e, anche se io non me ne accorgevo, aveva bisogno di me”

Anche questo è un comportamento che spesso i genitori adottano. Certamente non per mancanza d’amore, ma perché non riescono a ricostruire la quotidianità familiare dopo la perdita.

Per un bambino diventa così ancora più difficile vivere il lutto, perché si sente in un certo senso abbandonato due volte: una volta dal fratello o sorella che è andato via, una seconda volta dai genitori che non riescono più a comunicare con lui.

Un altro atteggiamento molto diffuso è quello di idealizzare il figlio perduto. 

Parlando sempre delle sue qualità e dimenticando i suoi difetti si finisce col creare un’immagine irreale, con cui è difficile confrontarsi. Non c’è più il ricordo di una persona “normale”, da portare nel cuore, ma un modello irraggiungibile con cui confrontarsi.

Gli altri bambini possono quindi sentirsi imperfetti e sviluppare un senso di inferiorità che non li aiuta a crescere sicuri e autonomi come ogni genitore vorrebbe.

Se stai vivendo anche tu il lutto per tuo figlio, sono sicuro che stai facendo del tuo meglio perché tutta la tua famiglia passi attraverso questa esperienza nel modo più dolce e sereno possibile. 

Attraverso gli esempi che ti ho raccontato spero che tu abbia anche la possibilità di notare situazioni delicate come queste e modificarle prima che portino ulteriore sofferenza in un periodo già difficile.

So che non è facile, ma è necessario trovare un equilibrio. Da un lato è importante rispettare il tuo bisogno di vivere il dolore con i tuoi tempi ed esprimere liberamente i tuoi sentimenti per percorrere tutte le fasi dell’elaborazione del lutto senza fretta. Dall’altro è fondamentale riconoscere che tutti i membri della famiglia, compresi i più piccoli, hanno la stessa necessità. 

Anche i bambini possono sentirsi sopraffatti in queste situazioni e hanno bisogno di trovare nei genitori la conferma che le loro emozioni, paure e sensazioni sono naturali. Hanno bisogno di sapere che, sia che vogliano parlare di ciò che provano, sia che preferiscano non farlo, riceveranno comprensione e supporto sincero e affettuoso.

A volte sono proprio loro ad aiutare i più grandi, come racconta quest’altra testimonianza in cui un figlio adolescente riesce a insegnare ai genitori come occuparsi degli aspetti pratici dopo la perdita del fratello:

“Dopo la morte di Benjamín ero in pensiero soprattutto per Raimundo, che allora aveva diciassette anni ed era rimasto l’unico figlio maschio. Lui e Benjamín erano profondamente legati. Condividevano la stessa camera, e Raimundo ammirava il fratello maggiore perché era estroverso e tutti gli volevano un gran bene; lui invece era un ragazzo piuttosto timido e silenzioso. Ma, contrariamente a ciò che mi sarei aspettata, Raimundo ci ha dato una lezione di maturità che non dimenticheremo mai. Un giorno, qualche mese dopo l’incidente, ha spostato i mobili e gli oggetti nella stanza: ha portato il letto e l’armadio del fratello in cantina, ma ha conservato i poster che Benjamín aveva appeso alle pareti e i suoi vestiti, che ha cominciato a indossare normalmente. Io e mio marito non avremmo mai avuto il coraggio di fare tutti quei cambiamenti, invece per Raimundo è stato un gesto naturale. Con altrettanta naturalezza ci disse anche che quello spazio adesso gli apparteneva, affrontando così con molto coraggio il dolore della perdita”.

Stai affrontando un periodo molto duro e spero che tu possa trovare nella tua famiglia e nei tuoi figli questo tipo di supporto. Non per dimenticare il tuo dolore, ma perché sia un po’ meno gravoso.

Se può esserti utile, ho scritto un libro che racconta la mia esperienza di tutti questi anni accanto alle famiglie che hanno perso una persona cara e che riassume i miei studi nel campo della psicologia, dell’elaborazione del lutto e del lutto anticipato che si vive quando ci si prepara a salutare qualcuno che ha un grave malattia. 

Si intitola “Quel che resta è l’amore” ed un il mio piccolo contributo per aiutarti a passare attraverso questo periodo doloroso. 

Se hai detto addio da poco a una persona importante per te, o se stai preparandoti a farlo, credo che potrai trovare nelle sue pagine un po’ di conforto. 

Qui puoi leggere la presentazione del libro al seguente link: www.restalamore.com 

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