“Quanti anni aveva?”

“Era malato?”

“Com’è successo?”

“Tua mamma c’è ancora?”

Queste sono alcune delle domande che di solito vengono fatte a chi ha appena subito una perdita.

Siamo tutti un po’ spaesati davanti al dolore, un po’ confusi da qualcosa che non sappiamo gestire e ci troviamo a pronunciare frasi del genere quasi senza essercene accorti.

Le sentiamo uscire dalla nostra bocca senza notarlo. Alcuni si accorgono di stare solo cercando di riempire un vuoto, altri invece, non conoscendo un altro modo di interagire, sono convinti sia la cosa migliore da dire.

La conversazione poi prosegue nelle maniere più diverse, ma quando si tratta di un anziano di solito più o meno funziona sempre in un modo specifico.

È per questo che ho deciso di scrivere le righe che stai leggendo.

Come forse sai, infatti, mi occupo di servizi funerari da ormai 20 anni.

Nel corso della mia carriera ho visto moltissime persone dire il loro ultimo ciao con un nodo alla gola a genitori, zii o nonni anziani che se ne stavano andando.

Il loro “ciao” però è molto diverso da quello di chiunque altro, è un ciao quasi detto sottovoce, per non dare fastidio agli altri con il proprio dolore.

È un ciao rassegnato, perché doveva andare così in fondo, era anziano, è il normale ciclo della vita.

È un ciao che si sente quasi in colpa di essere pronunciato.

Magari è successo anche a te, magari hai perso tua mamma, tuo papà, un caro zio o una qualsiasi persona di una certa età a te cara.

E magari in quel contesto ti sei ritrovato non solo a fare i conti con un dolore immenso, pronto a travolgerti in ogni momento, ma anche con persone che lo sminuivano, come se nulla fosse.

Ho citato in alto alcune domande tipiche che vengono poste a chi è in lutto e vorrei tornare un attimo all’argomento.

Quando rispondi “88”, “90” o una qualsiasi altra cifra consistente alla domanda “quanti anni aveva?”, le risposte non sono mai particolarmente sensibili.

“Ah, era anziano”

“Ha smesso di soffrire”

“È meglio così dopotutto”

“Era arrivato il suo momento”

Quando parliamo della sofferenza che separarsi definitivamente da un nostro caro comporta, non ci dovrebbero essere attenuanti, giustificazioni o frasi di circostanza a consolarci.

Il fatto che la persona che è mancata abbia vissuto una vita piena e felice, non rende meno doloroso il tuo separarsi da lei

Entrare in casa la domenica mattina, bere insieme il caffè delle 11 ascoltando le solite vecchie storie noiose di una gioventù ormai passata non ti mancherà di meno se tuo papà era anziano.

La pasta al ragù sempre uguale da 60 anni…

La partita a carte…

Le telefonate veloci mentre corri da una parte all’altra della città…

Le raccomandazioni sul freddo e sui pericoli di girare la sera, fatte dai tuoi genitori, anche se hai superato la maggior età da un pezzo…

Gli abbracci, i silenzi, i ricordi, le consuetudini sempre uguali…

Niente di tutto questo ti mancherà di meno solo e soltanto perché tua mamma o tuo papà avevano ormai una certa età.

Con questo non voglio colpevolizzare nessuno, so benissimo che tutti noi pronunciamo le solite, tipiche frasi per il semplice fatto che non siamo a nostro agio con la morte e non sappiamo come viverla.

L’età non è un premio di consolazione

Non solo, magari in questo specifico momento non esiste soltanto il tuo dolore, ma anche quello del coniuge rimasto.

Infatti, molto spesso per un genitore che ci lascia ce n’è un altro che rimane e il cui lutto viene sottovalutato.

Il fatto che abbia potuto passare 60 anni insieme all’amore della sua vita non allevia nemmeno un po’ le ferite del suo cuore spezzato.

Anzi, al massimo non fa altro che lasciarlo spaesato perché spesso non si ricorda nemmeno cosa sia la vita da solo.

A questo proposito voglio riportarti le parole di una professionista del settore, la Dott.ssa Marcella Dittrich:

Oltre ad un grande senso di abbandono e di solitudine, si ripensa continuamente agli eventi vissuti insieme, alle frasi non dette e ad una quotidianità improvvisamente spezzata. Se la coppia era particolarmente affiatata, inoltre, si crea un senso di disorientamento molto forte, quasi una crisi di identità, come se non ci si riconoscesse più senza la persona amata. In alcuni momenti ci si può sentire arrabbiati, perché ci si sente abbandonati. Se il lutto rimane un evento “irrisolto”, il senso di colpa per essere il “sopravvissuto” e le emozioni negative tendono ad ingigantirsi, diventando un peso insopportabile da gestire”.

Per assurdo, più una coppia era felice, più forte sarà il dolore del coniuge rimasto solo.

C’è il rischio che un genitore si ammali?

Uno studio ha dimostrato che un anziano ha una probabilità di ammalarsi dopo un lutto molto forte. La classica espressione “è morto di dolore” o i numerosi casi di persone in là con l’età che vengono a mancare subito dopo il loro coniuge, sono giustificati scientificamente.

In pratica gli scienziati hanno misurato l’effetto del lutto sulla funzione di neutrofili (un tipo di globuli bianchi fondamentali per combattere le infezioni) sul cortisolo, il cosiddetto ormone dello stress e sul deidroepiandrosterone solfato (DHEAS), un ormone maschile chiamato ‘ormone della giovinezza.

Le analisi hanno mostrato che i partecipanti anziani che avevano vissuto un lutto, avevano una bassissima funzione immunitaria, alti livelli di ormone dello stress e la funzione dei neutrofili più debole rispetto al gruppo dei giovani.

Questo si traduce nel fatto che gli anziani che hanno vissuto un grande dolore hanno maggiori probabilità di avere un sistema immunitario compromesso.

Non dimenticherò mai gli occhi di Stefania e Gianluca, fratello e sorella che sono venuti da me purtroppo due volte nell’arco di 6 mesi.

La prima volta con loro c’era anche Carlo, un uomo alto, dall’aspetto curato e i modi un po’ bruschi, ma sempre gentili.

Avevano appena perso Carla, sembra inventato, ma era davvero il nome di sua moglie.

Un tumore al seno l’aveva portata via, lei aveva combattuto strenuamente la prima volta, ma al ritorno della malattia non c’era stato niente da fare.

Erano entrati spaesati, confusi, ma con un’aria molto risoluta, pronti a sistemare tutto e provare ad andare avanti.

Al funerale lui non aveva versato nemmeno una lacrima, aveva invece tirato qualche pacca sulla schiena alla nipote in lacrime e si era occupato di tutti i dettagli organizzativi, concentrato e risoluto.

Purtroppo ho visto tanti tipi di reazione e conosco perfettamente questa tipologia, da quando mi sono messo a studiare l’elaborazione del lutto inoltre, so quanto sia rischiosa.

Non pensavo però che dopo pochi mesi fratello e sorella sarebbero tornati soli.

Carlo purtroppo non era stato in grado di affrontare il lutto della moglie e di vivere una vita senza di lei, dopo poco si è ammalato e i figli hanno dovuto affrontare nell’arco di una manciata di mesi un secondo addio.

È un caso estremo, me ne rendo conto, ma avviene più spesso di quanto tu possa pensare.

Ed è proprio per questo che molti figli, a seguito del lutto di un genitore, diventano estremamente apprensivi e sempre più presenti nella sua vita.

Tuttavia anche un atteggiamento del genere può portare a conseguenze negative; il rischio infatti è che non si concedano di vivere il loro personale lutto e si “distraggano” occupandosi di chi è rimasto.

Lanciarsi in prenotazioni di visite, continui pranzi, cene, o semplicemente tenersi estremamente occupati, sviando dal dolore per “tuffarsi” nella cura dell’altro potrebbe portare a uno di quei lutti complicati dei quali ho parlato nell’articolo precedente a questo.

Se pensi ti sia utile leggerlo, ti consiglio di cliccare su questo link: https://www.restalamore.it/e-possibile-soffrire-per-un-lutto-dopo-8-anni-i-4-tipi-di-lutto-patologico/.

Spero possa esserti d’aiuto.

So che fino ad ora sembra che non ci sia nessuna soluzione e che qualsiasi mossa tu faccia sia sbagliata, ma la verità è proprio l’opposto.

Quello che è importante è che tu abbia il tempo e il modo per soffrire. Sembra assurdo detto così, ma è davvero il modo migliore per far sì che tu possa rapportarti nella maniera migliore possibile al tuo lutto e che questo non diventi per te un tormento in futuro.

È fondamentale quindi che tu riesca a fermare, da parte di chi ti sta intorno, le classiche affermazioni riguardo all’età che abbiamo citato all’inizio.

O comunque non farti condizionare.

Non è importante quanti anni avessero i tuoi cari.

Hai tutto il diritto di soffrire, qualsiasi fosse l’età anagrafica di chi se n’è andato

È importante in questo momento che tu sia vicino a chi è rimasto, a tua mamma, tuo papà, al coniuge insomma, i rischi infatti che questi si ammali sono alti.

Tuttavia è importante che questo non ti porti a ignorare completamente i tuoi personali sentimenti e le emozioni, per quanto brutte, che stai provando.

Se ti trovi in un momento così difficile, hai subito la perdita di una persona a te cara, o è successo a qualcuno che ami, ti consiglio di leggere Quel che resta è l’amore, il libro che ho scritto proprio per aiutare a prepararsi e ad elaborare un lutto.

Purtroppo la cultura in cui viviamo, in particolare in Italia, ma anche in molte altre parti del mondo, si basa sul mostrare un’immagine forte di sé e ci spinge molto spesso a reprimere ciò che sentiamo e a scrollarci tutto di dosso.

Il rischio che comporta è quello di rimanere ancorati a quel lutto per sempre.

Non sono uno psicologo, ci tengo a dirtelo, ma ho messo in questo libro la mia ventennale esperienza in questo settore e le storie di chi, come te, ha sofferto per la perdita di un caro, spero che la lettura dunque ti possa essere utile.

Se ti trovi in un momento così difficile, hai subìto la perdita di una persona a te cara, o è successo a qualcuno che ami, ti consiglio di andare su www.restalamore.com

In questa pagina troverai il libro che ho scritto per chi, come te, sta cercando di trovare un posto al suo dolore.

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