Le filosofie più disparate ci propongono ormai da alcuni anni nuove idee, basate più o meno indifferentemente sul concetto di “lasciare andare”, “separarci da ciò che è terreno”.

Sono concetti molto in voga che sembra diano in mano le chiavi per superare qualsiasi problema, andare avanti, andare oltre, lasciarsi il passato alle spalle.

Altrettanto spesso questo tipo di filosofia, o comunque di messaggio, è stato declinato anche per quello che riguarda superare un lutto.

“Andare avanti” di solito è una delle espressioni più utilizzate quando si tratta di rapportarsi con la morte di qualcuno che ci è caro.

“Devi essere forte”

“Devi andare avanti”

“Lui avrebbe voluto così”

Lavoro a contatto con la morte, con la perdita e l’assenza da oltre 20 anni, occupandomi di servizi funebri e ho visto passare davanti a me moltissime persone che stavano, purtroppo, vivendo uno dei momenti più angosciosi della loro vita.

L’esperienza, i loro volti, la loro tristezza e soprattutto l’affetto che li legava a chi avevano da poco perduto mi ha insegnato che è impossibile pensare di procedere oltre senza guardarsi indietro e, anzi, il tentativo di farlo non ha mai portato altro che a lutti complessi e repressione dei sentimenti che invece dovrebbero essere liberamente espressi.

Essere legati alle persone, ai loro ricordi, agli oggetti che ci hanno lasciato e ciò che ci rende umani, pieni di sentimenti e emozioni.

Ciò che è difficile però è continuare a vivere il legame speciale che ci legava a loro nel momento in cui queste persone se ne sono andate e il contatto ci è negato dalla natura stessa.

Quando perdiamo qualcuno, veniamo subissati da messaggi del genere, persone che ci dicono che dobbiamo essere forti, superare il momento, andare avanti e continuare con la nostra vita.

È ormai un anno che condivido informazioni e contenuti sull’elaborazione del lutto, dopo aver fatto il primo passo e aver scritto Quel che resta è l’amore, il libro in cui parlo della mia esperienza e do consigli per affrontare nel modo più dolce possibile il lutto.

Il mio impegno nel diffondere argomenti di questo genere parte dal fatto che nel nostro paese vige una violenta repressione per quanto riguarda il lutto. Sembra che piangere e essere triste siano esperienze proibite e sintomi di una debolezza inadatta a questa società.

Mi è capitato troppe volte durante una cerimonia funebre di sentire nel sussurro di un abbraccio le parole “andrà tutto bene”.

Molto spesso non è così, sarai triste, sarai arrabbiato, sarai apatico e non c’è niente di male in tutto questo. Non esiste un modo “giusto” per affrontare il lutto, esiste però un modo più sano, attraverso il quale puoi riuscire a proseguire nel tuo percorso senza portare con sé le conseguenze di un lutto problematico.

Come avrai capito, non amo l’espressione “andare avanti”, preferisco ad esempio “passare attraverso”.

Perché e come si può passare attraverso?

Essere attaccati alle cose e alle persone, parlo ovviamente escludendo comportamenti maniacali o ossessivi, ma semplicemente in riferimento all’amare in tutte le sue forme, è quello che ci rende umani.

Une delle caratteristiche che ci definisce come persone è l’attaccamento agli altri, alle persone che ci circondano e ai ricordi che conserviamo di loro.

Alcuni, non in grado di sostenere il dolore che una perdita può provocare, si rifugiano in quello che citavo qualche riga fa, in pratiche di distanziamento emotivo e via dicendo.

Il problema è che essere distaccati ci rende anche meno “noi” e non può essere la strada da seguire quando passiamo attraverso un momento del genere.

Passare attraverso, invece, è la definizione di questo nuovo modo di affrontare il lutto.

Cosa intendo con questa frase?

Credo che il lutto sia un lago da attraversare, non puoi farlo con un lunghissimo salto che ti porti dall’altra parte, senza nemmeno farti rendere conto di tutto quello che hai visto nel passaggio.

È invece un viaggio su una barca, con la quale solchi le acque, arrivi sull’altra sponda con nuovi ricordi e un’esperienza completamente nuova appena vissuta.

Come forse sai, il lutto si compone di 5 differenti fasi:

  1. Negazione;
  2. Rabbia;
  3. Patteggiamento;
  4. Depressione;
  5. Accettazione.

L’individuazione di questi importanti step è stato un passo davvero importante per il mondo psicologico, tuttavia troppe persone le vedono come un percorso a tappe, come se fosse un sentiero di montagna che devi obbligatoriamente fare per arrivare alla cima.

Non è così, la verità è che ognuno di noi è una persona unica con il suo unico modo di sentire e di emozionarsi e le fasi non sono uno schema preimpostato nel quale inserirci come fossimo robot.

Ognuno di noi può andare avanti e indietro per rabbia, negazione, depressione, accettazione, patteggiamento e depressione più e più volte.

Puoi soffermarti su un’emozione piuttosto che un’altra per più tempo, puoi rimanere arrabbiato per mesi, domandarti perché è successo proprio a te, perché con tutto quello che hai già passato, tu debba affrontare anche questa esperienza.

Puoi chiederti perché, pur essendo tua mamma, tuo papà, tuo figlio o la tua dolce metà, una persona straordinaria sia toccato proprio a lei spegnersi davanti ai tuoi occhi.

E puoi essere arrabbiato per tutto il tempo che ritieni necessario, poi all’improvviso puoi accettare tutto senza nemmeno sfiorare nessun’altra fase.

Va bene così, significa che quello è il percorso del quale tu avevi bisogno, l’importante è che tu ti lasci il modo di viverlo completamente, senza limitarti o senza reprimere nulla.

Molto spesso ogni fase, infatti, non solo è portatrice di dolore, ma anche di senso di colpa per come ci sentiamo. È una situazione complessa in cui i sentimenti si ingarbugliano, come spesso ci succede.

Mi spiego meglio, non basta sentirti triste, apatico, depresso e privo delle tue naturali energie. Non basta non aver voglia di portare avanti le tuee regolari attività, di andare a lavorare, di non voler vedere i tuoi amici e non voler dedicarti agli hobby che prima ti accendevano.

No, oltre a ciò, molto spesso ti senti anche  in colpa per le tue emozioni. Ti senti in colpa perché sei triste e non dovresti esserlo, perché alle persone accadono cose peggiori, perché la vita avanti ma tu non sembri in grado di farlo.

Non solo, ti puoi sentire in colpa anche per i rari momenti di felicità che vivi. Hai passato una settimana chiuso in casa, gli amici ti spingono a prenderti una birra e alla fine passi una bella serata? Ecco che potresti sentire una morsa nel petto perché non hai pensato al tuo lutto per qualche ora.

E ancora, potrebbe capitarti che siano gli altri intorno a farti sentire in colpa perché sei troppo concentrato su te stesso e non stai prestando loro le giuste attenzioni.

È una catena pressoché infinita quella dei sensi di colpa, che parte però tutta da un unico principio: non sentirti a tuo agio con le tue emozioni.

Non vale solo per la fase della depressione, è purtroppo un problema trasversale a tutti i 5 passi.

Cosa dovresti fare allora?

Concederti il lusso, che non molti si riconoscono, di viverli nella loro complessità, senza colpevolizzarti in nessun caso, che tu senta quelle emozioni o che invece non ti sfiorino nemmeno lontanamente.

Ciò che conta è:

  • la libertà di sentire ciò che senti;
  • non dimenticare.

Cosa intendo con il secondo punto?

Nelle righe precedenti mi sono concentrato proprio sul primo punto, su sentire ciò che senti e non giudicarti per le emozioni che inevitabilmente provi.

Per quanto riguarda il secondo punto gli studi sulla tematica del lutto hanno fatto un altro passo in avanti, inserendo una sesta fase, non ancora conosciuta da molti, ma che io trovo essere il perfetto completamente al percorso per superare un lutto.

Dare un significato

Al contrario di tutte queste filosofie new age, gli esperti psicologi del settore sostengono che dare un senso attraverso il ricordo sia il completamento delle 5 fasi migliore possibile per chi ha perso qualcuno.

Nel decennio tra passato, David Kessler, autore di “Sul dolore e sul lutto”, ha consigliato e consolato migliaia e migliaia di persone alle prese con il dolore grazie al suo testo e alla fasi che, insieme a Elizabeth Kübler-Ross, aveva individuato.

Quando però tre anni fa è venuto a mancare suo figlio, David si è reso conto che l’accettazione (ultima fase del processo di elaborazione del lutto) non era sufficiente, non per lui. 

Sembrava che non fosse sufficiente raggiungere l’accettazione“, spiega. “Quando è morto mio figlio, ho realizzato personalmente che non volevo essere lasciato in accettazione. Ne volevo di più. Volevo dare un senso alla sua vita e morte“.

Credo che questo di più sia dare un senso, è proprio questa la sesta fase del dolore. Dare un senso (meaning in inglese) ci aiuta a connetterci alla vita di chi abbiamo perso. Molte persone pensano che il dolore sia solo dolore, ma anche il dolore è amore. Quindi il mio obiettivo è aiutare le persone a ricordare coloro che sono morti con più amore che dolore”.

Tutto questo passaggio è ovviamente impossibile se attraversiamo i lutti con la mentalità, tipicamente italiana, ma non solo, dell’andare avanti a tutti i costi, del superare la situazione attuale, del lasciare indietro il passato.

Tornando a quello che afferma David Kessler:

Come possiamo trovare esattamente il significato in un momento in cui la vita può sembrare molto crudele?

La prima cosa è che devi davvero prendere una decisione“, dice Kessler. “Devi decidere che c’era di più nella persona oltre alla loro morte, c’era anche la loro vita. La mente, quando parliamo di ricordi belli è come il Teflon; nulla si attacca, ma quando si tratta di cattivi ricordi è come il velcro e ricordiamo tutto“.

Ciò non significa necessariamente fare un gesto grandioso come la creazione di un ente di beneficenza o di una fondazione in loro nome, a meno che, ovviamente, non sembri un tributo appropriato. Assaporare “piccoli ricordi significativi dei bei tempi che hai avuto” ci aiuta anche a elaborare la finalità di una perdita”.

Chiediti, quali ricordi della loro vita vuoi mantenere in vita? Che qualità di loro vive ora in te? Quali ricordi possiamo trasmettere agli altri? ”. Dice Kessler.

Nel libro per esempio racconto la storia di una donna che trova il timbro nell’ufficio postale che le ricorda suo padre e, ogni volta che paga le sue bollette, ha un dolce ricordo di suo padre. L’altro giorno improvvisamente mi sono ricordato di mio figlio quando era all’asilo e questo mi ha fatto sorridere. Questi sono entrambi piccoli momenti significativi”.

Kessler afferma che “innaffiare i bei ricordi” di una persona cara può aiutare a “attenuare il dolore”.

La morte stessa ha bisogno di una nuova identità perché spesso siamo incoraggiati a concentrarci sulla sofferenza che la persona che amiamo ha vissuto negli ultimi giorni o settimane, non sulla vita incredibilmente ricca che hanno condotto. Invece dovremmo “innaffiare i bei ricordi” condividendo regolarmente storie e pensando a come hanno arricchito il nostro ogni giorno.

Ovviamente questa nuova fase, questo rapporto stretto con il ricordo e questa ricerca di significato non toglierà il dolore, come dico sempre questo è impossibile, nonché controproducente.

Quello che può fare però è portare qualcosa di più dolce nelle tue giornate. Tutti dicono “una parte di me è morta quando se ne sono andati” e io credo fermamente che aggiungere accanto a questa espressione il fatto che “una parte di loro vive in te” sia fondamentale.

È fondamentale concentrarci, oltre che su tutto ciò che di negativo è successo, sul bene e sugli aspetti positivi, questo significa soffrire, te lo dico chiaramente.

Ricordare, riportare alla mente momenti, rivivere esperienze non può che ferirci da un certo punto di vista. Non è di certo un processo semplice e comprendo che per molti sia più facile cercare il distacco, ma sono convinto e lo confermano tutti gli esperti del settore che l’unico modo per passare attraverso la morte di un caro nel modo più dolce possibile sia questo. 

La volontà di diffondere queste complesse tematiche è stata quella che mi ha spinto a scrivere Quel che resta è l’amore, il libro in cui cerco di tracciare con parole semplici e storie concrete un possibile percorso per elaborare il lutto nella maniera meno dolorosa e più completa possibile.

Se tu o una persona a te cara state vivendo questo difficile momento te ne consiglio la lettura, in questa pagina www.restalamore.com trovi la presentazione del testo.

A presto

Andrea Cavallaro

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