La scrittrice Eleanor Haley si è così espressa in merito al lutto:

«Vedo il lutto come un amico-nemico più che altro. Se devo essere sincera, l’ho sempre visto così. Il che non vuol dire che il mio rapporto al lutto non sia cambiato con il tempo, è cambiato eccome. Però, non importa quanto tormento mi abbia causato il lutto, anche quando ero più giovane, non ho mai desiderato che se ne andasse. Rimpiango la necessità della sua esistenza? Certo che sì, ma se mia madre doveva morire… allora l’avrei pianta come si deve.

Lo so che può sembrare controintuitivo a molte persone, poiché per tantissimo tempo la società ha concepito il lutto come qualcosa che va risolto o concluso. Il lutto è doloroso, vero? Soprattutto un lutto acuto. E noi umani siamo concepiti per evitare il dolore.

Allora perché qualcuno vorrebbe aggrapparsi al lutto?

È abbastanza difficile spiegarlo, però, anche quando il dolore del lutto era al suo apice, non volevo lasciarlo andar via. Immagino che, per quanto fosse doloroso, era nel dolore del lutto che risiedevano i miei ricordi e il mio legame con mia madre.  Il mio lutto divenne la mia veglia, mi permetteva di rimanere concentrata e devota alla memoria di mia madre, mentre la morte si faceva strada.

Dopo il decesso di mia madre, sentivo che il mio amore per lei era definito dal mio dolore e dalla mia sofferenza. La morte di mia madre è stata devastante, quindi era più che giusto che io mi sentissi devastata per un periodo di tempo terribilmente lungo.

Secondo me, stare bene era sinonimo di essere passata ad altro, e non ero pronto a farlo. Non solo stare bene era inconcepibile, ma sembrava anche sbagliato.

Io, come tanti altri, pensavo erroneamente che il mio lutto ed il mio dolore dovevano finire prima che io potessi sentirmi bene. Mi ci son volute molte difficoltà ed un cambiamento cognitivo importante per capire che lutto e guarigione non si escludono a vicenda.

Ad esempio, non capivo che le scosse d’assestamento della morte di mia madre mi avrebbero accompagnato tutta la vita, quindi subirle tutte di colpo, non era immaginabile. Né sapevo che “passare ad altro” non fa minimamente parte della guarigione. Non sapevo che si porta una persona cara con noi mentre si avanza nella nostra vita. Non sapevo che il mio dolore sarebbe diventato parte del mio star bene.»

Queste parole racchiudono perfettamente il significato del mio libro: “Quel che resta è l’amore

Perché c’è bisogno di un libro che tratti di questi argomenti?

Perché quando affronti un lutto per la prima volta tante cose non le sai, e anche se le senti raccontare brevemente, non ci credi. Ci sono alcune epifanie a cui devi giungere da solo, nel tempo, e ci arriverai più facilmente con una guida. Io non miro certamente a “spiegarti” come si soffre, però so che condividere con te storie di persone che hanno sofferto e hanno imparato qualcosa dal loro dolore, può darti un po’ di speranza.

Spesso parlo con famiglie intere che non riescono ad ammettere, neanche in via del tutto ipotetica, che possa esistere una guarigione successiva al lutto, o che ci potranno essere nuovamente delle giornate felici da passare insieme perché, se lo ammettessero, questo vorrebbe dire che “gli va bene che sia morta mamma” – mentre l’unica risposta giusta è quella di essere tristi e addolorati, per sempre.

Questi sono pensieri normali, ma non sono gli unici pensieri che si possono avere sul lutto. Esistono anche prospettive diverse, che permettono di non perdere il legame con le persone care pur riuscendo ad apprezzare nuovamente la vita.

Capisco perché chi sta vivendo il lutto si senta estraniato o non riesca a sentire parole come “felicità” e “guarigione”, soprattutto nei primi giorni di lutto. Quando stai male, sono concetti fastidiosi, ma anche se non sei ancora pronto ad aprirti a questi concetti adesso, spero che tu sia aperto ad aprirti a questi concetti un giorno (un passo alla volta).

Non ti sto chiedendo di piantare dei fiori canticchiando, come se nulla fosse, facendo finta di essere felice… ti sto chiedendo di credere alla possibilità che dei fiori potranno crescere, spontaneamente, anche all’ombra del tuo dolore. E ricorda, mai avresti scelto di vivere il fardello emotivo che stai vivendo, ma la strada è stata tracciata al posto tuo. Quindi adesso puoi solo far fronte all’unica scelta che ti è stata data: perseverare.

All’inizio il lutto è nebbia, una spessa, fitta ed infinita barriera tra te il mondo come lo conoscevi. Ad un certo punto, ti sei detto che la nebbia si sarebbe diradata, come fa sempre, ma dopo giorni che diventano settimane passati sotto il suo pesante mantello, inizi a pensare che diventerà parte del tuo quotidiano. In quei momenti ti sarai detto: “Voglio solo stare meglio”, perché vuoi sentirti normale, qualunque cosa ciò possa significare per te. Però, la semplicità di una vita “normale” sembra inaccessibile. Impossibile.

Poi un giorno ti guardi attorno e ti rendi conto che puoi vedere un po’ più lontano, che tutto è un po’ più colorato, più chiaro. Le giornate passano più facilmente, la notte ti riposi di più. Diminuiscono le lacrime mentre i sorrisi, la gioia e la gratitudine tornano a far parte della tua tavolozza emotiva. Un fievole raggio di luce attraversa l’oscurità e capisci che è a questo che assomiglia la guarigione dal lutto. Ma ti rendi anche conto che questo passo in avanti non è brillante come lo immaginavi.

“C’è qualcosa che non va” pensi tra te e te. Il dolore del lutto è ironico sai? Vuoi a tutti i costi che vada via, tranne a volte, quando non vuoi che se ne vada.

Con il trascorrere del tempo sembra che l’amore si sia mescolato con il dolore ed il lutto. E capisci che il tuo dolore è diventato l’espressione del amor perduto; il tuo modo di rendere onore alla tua persona cara; il legame costante tra la vita con lei e la vita senza di lei… e la prova che la sua esistenza ha lasciato una traccia indelebile su coloro che l’hanno amata.

Sembrerebbe che, mentre speravi che il dolore del lutto se ne andasse, sia diventato tutt’altra cosa. Forse, in qualche modo, il lutto ti ha persino definito nel contesto della vita dopo la perdita. Chi sei se non qualcuno che piange la perdita di una persona speciale? E chi sono loro se tu non sei qui, in vita, a vegliare per loro?

Se questi pensieri e preoccupazioni ti dicono qualcosa, sappi che non sei il solo. Questi sentimenti sono provati da tante persone e a volte assomigliano a:

Sto bene oggi, vuol dire che mi sto dimenticando della mia persona cara!!

La mia sofferenza è la prova di quanto ho amato la mia persona cara. Se non sto soffrendo, vuol dire che il mio amore sta svanendo!

Se non provo più il dolore del lutto vuol dire che la vita va avanti anche senza la mia persona amata e non lo posso permettere.

Sapevo come essere una moglie e so come essere una vedova in lutto, ma non so come essere una vedova che sta bene e che è passata ad altro.

L’unica cosa che mi mantiene in legame con la mia persona amata e che mantiene in vita la sua memoria è il mio dolore. Meno provo doloro, più sparisce la memoria della persona amata.

Questi sentimenti, lo giuro, sono estremamente comuni. È normale e comune non riuscire a far fronte allo stare meglio e, per quanto sembri irrazionale, è comune e normale essere attirati dallo stare male. Quando senti che l’unica alternativa al dolore è perdere ogni legame con la persona amata, che scelta hai?

Quindi, cosa fare? Cosa fare? La risposta sia personale ed unica, però, ecco cosa propongo:

La prima cosa da fare è capire dove risiede la memoria della persona scomparsa.

Ricorda, la memoria della tua persona cara non risiede nel dolore del tuo lutto. Quindi; dove risiede la sua memoria? Vive nelle storie che racconti di lei. Vive nei ricordi che condividi con gli amici e la famiglia. Vive in quello che fai che ti ha insegnato. Vive in quello che fai per onorarla e ricordarla, a partire dal momento del funerale. Vive in qualsiasi, piccolo, sciocco, gesto che fai per rimanere legata a lei: scattare una foto, ascoltare la musica che le piaceva, cucinare il suo piatto preferito, qualsiasi cosa tu faccia per mantenere il legame.

È facile capire che tutto ciò possa confondere, poiché all’inizio molti di questi gesti ti portavano solo dolore. Ascoltare la musica o guardare una fotografia possono scatenare un fiume di lacrime seguito da ore ed ore sul divano a divorare gelato. I ricordi erano sinonimo di tristezza  – quindi diventa facile pensare che se il dolore si attenua che questi ricordi abbiano meno significato per te, e quindi che il ricordo della persona amata stia svanendo.

Ma ti prometto, non è quello che sta succedendo.

In quanto esseri umani siamo capaci di cose incredibili. Con il passare del tempo il tuo cervello impara a gestire il dolore emotivo e piano, ma sicuramente, assumi un maggior controllo sulla memoria. Allontanandoti dalla perdita, il dolore inizia ad attenuarsi. Devi capire che: non è la persona amata che svanisce mentre si allevia il dolore, ma che stai imparando a vivere la memoria della persona amata in un modo diverso.

La seconda cosa da fare è trovare un modo diverso dal dolore per mantenere il legame con lei.

Accogli l’idea che con lo svanire del dolore, troverai più spazio per mantenere il legame e viva la memoria della persona amata.

Mantieni i tuoi legami in modo cosciente. Il tuo legame con la persona amata può diventare parte della tua vita quotidiana, anche mentre vai avanti e trovi un “nuovo modo normale di vivere” (mi scuso con tutti i detrattori di questa espressione). Potresti essere sorpreso nello scoprire che trovando modi positivi per mantenere il legame con la persona che hai perso, potrai provare sempre meno dolore senza aver paura di perdere la persona che ami.

Certo, questo può sembrare più facile a dirsi che a farsi, e potresti aver bisogno di molti più consigli, ma per riceverli hai bisogno di fare un piccolo sacrificio.

Devi sacrificare quella parte di te che è un po’ orgogliosa e non vuole farsi aiutare. Quella che non accetta che gli si parli in modo diretto e franco di emozioni e di dolore.

Se riuscirai a metterla da parte, allora io ti potrò aiutare. Anzi, ti posso aiutare, fin da subito. Il mio libro “Quel che resta è l’amore” è scritto in modo schietto, pratico e ben distante dalla freddezza dei testi di psicologia che affrontano questi temi da una prospettiva totalmente diversa.

Io e la mia famiglia siamo le prime persone con cui i familiari in lutto parlano una volta usciti dall’ospedale. In oltre cento anni di storia, abbiamo capito alcune cose dell’animo umano e della sua sofferenza che vorrei condividere con te, per aiutarti a capire che tante cose che pensi siano sbagliate in realtà non lo sono, che tanti sensi di colpa che provi sono normali (ma infondati) e, infine, aiutarti a ritrovare la speranza.

Ti invito a leggere la presentazione del mio libro, che trovi a questo indirizzo: www.restalamore.com

Ho preparato una lettera di presentazione che ti permetterà di approfondire queste tematiche. Ti basterà leggerne il titolo per capire se sei interessato all’argomento e io credo che lo sarai.

Ti saluto

Andrea Cavallaro

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